Cesena Triathlon

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13 aprile 2018
Ci vuole un fisico bestiale
Alfio Bulgarelli è iridato nello sprint e ha anche partecipato all’Ironman di Kona. «Chi pratica questo sport ha una capacità di organizzazione sopra la media». Ecco come e quando si allena

di Valentina Romanello
https://www.corriere.it/sport/running-nuoto-bici/cards/ci-vuole-fisico-bestiale-segreti-veterinario-campione-mondo-triathlon/professione-sport-famiglia_principale.shtml#

Professione, sport e famiglia
«Averli io i suoi watt!». Scherzoso come sempre, con accento romagnolo, il dottor Alfio Bulgarelli commenta così una foto sulla scrivania del suo studio: ritratto in salute mentre salta, si parla di Kim, uno dei tanti pazienti a cui ha salvato la vita. Sull’immagine, scritti a penna, i ringraziamenti di una «mamma» a cui la bravura di un medico ha ridato speranza per il proprio… cucciolo. Già, perché Kim è un pastore tedesco e Bulgarelli è un «dottore degli animali»: veterinario di ferro (con una decina di medaglie nel mezzo Ironman e nell’Ironman, compresa quella della finale hawaiana di Kona), nel tempo libero è anche iridato nel triathlon sprint e maglia tricolore nell’olimpico. «Una fatica “bestiale” ben ripagata»: nella sua vita di libero professionista, papà, compagno, presidente del Cesena Triathlon, finisher sulle medie e lunghe distanze, e campione del mondo sulle corte, tutto s’incastra alla perfezione. Già, ma come?

Conciliare i tempi
Un mestiere e uno sport dal grande appeal, che fanno breccia nell’immaginario collettivo: che peso dà Bulgarelli all’Alfio veterinario e a quello triatleta? «Due fette di una stessa torta: il triathlon mi ha portato molti clienti che altrimenti non avrei mai conquistato. Tanti sono incuriositi da un professionista che riesce a conciliare lavoro e sport ad alti livelli, e vogliono conoscermi. Poi, ovvio, c’è anche l’altra faccia della medaglia: più di qualcuno si lascia infastidire da questo successo organizzativo. Nel mio ambulatorio, a Cesena, siamo in due: c’è anche Marco. Generalmente, io faccio pausa dalle 14 alle 17 e chi preferisce il mio collega sceglie sistematicamente questi orari. Bene così: il fatto che Marco e io siamo diversi mi consente di tenere stretti i clienti che da solo perderei. A lui spesso chiedono dove io sia, per poi rispondersi da sé con un sarcastico “sarà ad allenarsi”. Anche se la notte prima l’ho trascorsa sveglio per un’urgenza, come è successo perfino l’ultima vigilia di Natale e il giorno di Santo Stefano».

Organizzazione di ferro
«Veterinario da 25 anni e triatleta da 15, non vedrei la mia vita senza sport come, del resto, non la vedrei nel professionismo: le soddisfazioni che mi dà il lavoro sono impagabili. Il mio è un mestiere stupendo fatto di indagini cliniche, di pratica chirurgica, di vite da salvare: non tornerei indietro, pur con la consapevolezza, alla luce dei risultati agonistici, di aver avuto qualcosa da dire in ambito atletico». Il triathlon, per Bulgarelli, è un piacevole extra che lo mette in movimento e stimola la sua capacità organizzativa: «Impari a programmarti, a diventare una persona concreta: solo la mattina della gara devi studiare a tavolino due transizioni e tre diverse performance sportive. Per farlo, non puoi che essere disciplinato anche nella vita di tutti i giorni, figuriamoci sul lavoro. E poi, se ci penso, tutti i triatleti che conosco sono persone con una spiccata propensione all’organizzazione, sicuramente sopra la media».

Coppe e statuette
A Cesena, cittadina di provincia, Alfio non riesce proprio a passare inosservato: eletto tra i venti personaggi più famosi della comunità, a Milano lo scorso febbraio ha anche vinto l’oscar di triatleta dell’anno, primo caso di celebrazione di un age group in questa categoria nella storia del «Galà del triathlon», successo inatteso perché in lizza c’erano professionisti del calibro di Fabian, Molinari e Degasperi. Iridato della multidisciplina nella categoria 45-49 anni, Bulgarelli ha ottenuto la nomination dopo la vittoria al campionato del mondo age group 2017 di sprint a Rotterdam, oltre che successivamente al titolo italiano nell’olimpico a Iseo. Già oro agli europei di olimpico a Ginevra nel 2015 e in quelli di sprint a Lisbona nel 2016, ha esordito al Lido delle Nazioni con la prima vittoria, nel 2007, nel campionato di olimpico, venti giorni dopo il titolo di categoria nell’aquathlon. Dal 2008 al 2017, ogni anno ha portato a casa (e in ambulatorio, dove c’è una bacheca dedicata) almeno una nuova maglia tricolore.

Orgoglio Kona
Dal 2011 al 2013 racconta di essersi ritagliato uno spazio per l’impresa della slot: «Ho smesso di preparare le distanze corte per conquistare la qualifica per il mondiale Ironman di Kona e… camminare la maratona, mannaggia!». Perché sì, per Bulgarelli chiudere bene un Ironman significa correre tutti i 42 chilometri senza mai camminare e magari, come vorrebbe per sé, con un tempo di 3 ore e 20. Basti pensare che la prima slot vinta l’ha rifiutata, perché guadagnata in una gara in cui, a suo parere, non aveva dato il massimo. Parentesi Kona a parte, per Bulgarelli un Ironman a fine stagione, con tanti chilometri sulle gambe, è sempre possibile, e senza interrompere la preparazione per lo sprint. Come, del resto, è vero il contrario: così è andata lo scorso anno, in cui, nella routine di avvicinamento all’Ironman di Cervia, ha voluto inserire sessioni specifiche per Rotterdam. «Qualche lavoro in soglia più a lungo, accorciando la corsa, ma senza tagliare la bici. Il nuoto è il mio forte, vengo da lì, e nelle mie corde c’è poi l’esplosività a piedi, ma la frazione ciclistica di un full va ponderata bene per non precludersi un exploit sul finale».

Estate e inverno
Un atleta duttile, Bulgarelli; ma quante ore si allena? «L’ambulatorio è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 20, con una reperibilità 24 ore su 24. La vita da libero professionista, pur nell’incertezza del mercato e nelle responsabilità di ogni giorno, regala anche dei preziosi ritagli di tempo. Io mi sono ricavato una pausa dalle 14 alle 17: un vecchio retaggio del mio primo maestro, che lavorava per l’azienda sanitaria la mattina e da libero professionista il pomeriggio. Mi alleno meglio appena sveglio: nei mesi caldi, più di qualche volta scappa un combinato nuoto-bici o bici-corsa. Vivo a trecento metri dall’ambulatorio e gli spazi morti sono ridotti al minimo. Il lunedì e il mercoledì è in vasca con la squadra, dalle 6.30 alle 8, e sono anche in tempo per portare mia figlia a scuola. Se nuoto al mattino, poi faccio ancora qualcosa all’ora di pranzo, ma d’inverno tutto si rallenta: soprannominato “Varenne” durante l’estate, con la stagione fredda tiro i remi in barca e per gli amici divento “il muflone”».

L’importanza del riposo
«Dopo quindici anni riesci a distinguere ciò di cui hai bisogno da quello che non ti è utile: inizi a risparmiare le energie e non tanto perché il fisico non regga, ma perché sei stanco mentalmente. Rispetto al passato, ho rivalutato molto il riposo: durante l’inverno, gli allenamenti settimanali non sono mai più di nove e non ci sono combinati; al massimo, un doppio lavoro la mattina e il pomeriggio. Il mio passato da nuotatore è una garanzia per la prima frazione, termometro della gara sprint e olimpica, in cui è fondamentale non perdere il treno in bici e la scia che ne consegue. Per gli Ironman è un altro paio di maniche: ogni anno mi sento più o meno performante in discipline diverse. La scorsa stagione sono andato forte in bici; il ciclismo è quella che ruba più tempo e che serve allenare di più per i full distance. Nonostante questo, non cedo più al richiamo dei solitari rulli casalinghi: l’entusiasmo di un tempo va scemando e voglio allenarmi solo per divertirmi. Per questo, quando è possibile, scelgo sempre le uscite in compagnia».

Obiettivi
Una conformazione muscolare, quella di Bulgarelli, che lo rende «fortissimo negli sprint e forte negli olimpici e nei 70.3», ma che gli fa incontrare «qualche difficoltà sulla lunghissima distanza». La gara perfetta, a suo dire, non è ancora arrivata, ma lui persevera: «Bisogna mettersi alla prova in ciò che ci risulta più ostico». Obiettivi futuri? «Sul full distance, la maratona da tre ore e venti. Il mondo 70.3 potrebbe essere una soluzione per dimezzare gli allenamenti in bici. Un chilometraggio che riesco a sentire mio e che non richiede volumi troppo diversi rispetto a quelli per l’olimpico: i ritmi sulle due ore li puoi estendere a una gara da chiudere in quattro e mezza, senza sconvolgere troppo le tabelle». Sulla corta distanza, invece? «Un altro mondiale». La soddisfazione più grande nello sport? «L’oro di Rotterdam». E sul lavoro? «Tra i casi più recenti, quello di Nala, bracco salvato dopo l’avvelenamento, e quello di Aki, akita inu sopravvissuto a una torsione gastrica: sono stati due bei successi professionali. E poi c’è Minnie: una vite intrafemorale alla gamba sinistra del… pupazzo di mia figlia. A volte basta “così poco” per essere eroi».